Recupero crediti nella Pubblica Amministrazione

Il Disegno di Legge n. 2263 promette di trasformare il modo in cui la Pubblica Amministrazione recupera i crediti insoluti. Con l’introduzione di una procedura stragiudiziale, la fase preliminare al recupero diventa più rapida ed efficiente, affidata a società specializzate che agiscono prima di arrivare ai tribunali. Una riforma che punta a snellire il processo e a dare maggiore concretezza, soprattutto agli enti pubblici di piccole dimensioni.
INDICE:
- Recupero crediti della PA: soggetti coinvolti e fasi della riscossione
- Procedura stragiudiziale e riscossione coattiva: quali sono le differenze
- Le criticità del nuovo sistema di recupero crediti della P.A.
- Diritti e tutele del contribuente nel recupero crediti della Pubblica Amministrazione
- Come può il contribuente verificare i suoi debiti verso la Pubblica Amministrazione
- Cosa fare se si riceve un sollecito da una società di recupero crediti per conto della P.A.
- Come tenere sotto controllo i propri debiti con la P.A.: servizi online, SPID e notifiche digitali
- FAQ
Recupero crediti della PA: soggetti coinvolti e fasi della riscossione
Il recupero crediti da parte della Pubblica Amministrazione (PA) coinvolge diversi soggetti, tra cui il creditore, che è la stessa PA, e il debitore, che può essere un cittadino o un’impresa che non ha saldato una determinata obbligazione. I soggetti intermedi possono includere società di recupero crediti incaricate dalla PA, nonché enti locali o agenzie fiscali, come l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che si occupano di eseguire le azioni necessarie per riscuotere quanto dovuto. Le fasi della riscossione si articolano generalmente in tre momenti principali: la fase amichevole, quella di sollecito formale e, in caso di mancato pagamento, la fase coattiva. In quest’ultima fase, la PA può ricorrere anche a strumenti come il pignoramento.
Procedura stragiudiziale e riscossione coattiva: quali sono le differenze
La procedura stragiudiziale di recupero crediti prevede azioni che non implicano l’intervento diretto dell’autorità giudiziaria, come lettere di sollecito o la richiesta di pagamento tramite agenzie di recupero crediti. È un tentativo di risolvere il problema in maniera pacifica e senza ricorrere a misure drastiche. La riscossione coattiva, invece, si attua quando il debitore non adempie nonostante i solleciti e le azioni stragiudiziali. In questo caso, la PA può avvalersi di strumenti legali, come il pignoramento di stipendi, pensioni, conti correnti o beni mobili e immobili, o la sottrazione forzata di somme dallo stipendio tramite l’emissione di un decreto ingiuntivo. La riscossione coattiva è quindi più incisiva e può portare a conseguenze severe per il debitore.
Le criticità del nuovo sistema di recupero crediti della P.A.
- Su questo tema si è espresso chiaramente Walter Meazza, presidente di Adicomsum che ha evidenziato l’esigenza di precisare e quantificare gli importi che la P.A. può decidere di affidare alle società di recupero crediti. Il testo del disegno legge parla infatti di “obbligazioni di modesta entità” ma senza specificare gli importi, la natura e la causa.
- Un secondo aspetto critico del provvedimento è inoltre la discrezionalità che viene lasciata ai soggetti affidatari del servizio nella definizione dei gravami, un compito sino riservato esclusivamente agli enti pubblici.
- Infine, rileva l’Anci, occorre determinare i costi della procedura in termini fissi e, soprattutto, legati a provvedimenti oggettivi in modo da evitare il lievitare dei costi della procedura che hanno caratterizzato le attività di Equitalia e le conseguenti critiche.
Diritti e tutele del contribuente nel recupero crediti della Pubblica Amministrazione
Il contribuente ha il diritto di essere informato in modo chiaro e tempestivo riguardo alla propria posizione debitoria, con particolare riferimento agli importi e alle modalità di pagamento. Inoltre, la PA deve rispettare i termini di legge per notificare gli atti, come gli avvisi di pagamento, che devono essere comunicati al debitore in modo ufficiale. In caso di difficoltà economiche, il contribuente ha diritto a chiedere una rateizzazione del debito. Inoltre, la procedura di recupero crediti non può essere eseguita in modo arbitrario o vessatorio, ed è prevista una tutela giuridica qualora vengano violate le normative previste dal Codice della Privacy o da altre leggi sulla protezione dei consumatori. Se il contribuente è in buona fede e può dimostrare di non aver ricevuto una comunicazione legittima, ha il diritto di fare ricorso contro il procedimento di recupero.
Come può il contribuente verificare i suoi debiti verso la Pubblica Amministrazione
La posizione di ogni contribuente verso la Pubblica Amministrazione è verificata ed aggiornata costantemente dall’Agenzia delle Entrate ma può accadere che il contribuente non sia a conoscenza di tutti gli accertamenti, in essere o in via di definizione. Richiedendo un certificato carichi pendenti in Agenzia delle Entrate qualunque soggetto, persona fisica o impresa, può avere un quadro della sua posizione fiscale, degli illeciti amministrativi, dei pagamenti parziali o omessi integralmente di imposte (Irpef, Ires, Iva), di contributi INPS, di multe e bolli non pagati e decidere quindi come regolarizzare la propria posizione.
Cosa fare se si riceve un sollecito da una società di recupero crediti per conto della P.A.
Nel caso si riceva un sollecito da una società di recupero crediti che agisce per conto della Pubblica Amministrazione, è importante verificare l’autenticità della richiesta. Il primo passo è controllare se l’avviso è stato emesso da un ente autorizzato, come l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, e se contiene tutte le informazioni previste dalla legge. In caso di dubbi, il debitore dovrebbe chiedere chiarimenti, ad esempio contattando direttamente la PA o l’agenzia di riscossione coinvolta. Se il debito esiste e la somma è dovuta, il cittadino può richiedere una rateizzazione del pagamento, se previsto dalla normativa. Nel caso in cui il sollecito non corrisponda a un debito reale, è possibile contestarlo formalmente, ad esempio attraverso una comunicazione scritta, chiedendo la verifica e il riesame della posizione.
Come tenere sotto controllo i propri debiti con la P.A.: servizi online, SPID e notifiche digitali
Oggi, grazie all’evoluzione digitale, è possibile monitorare facilmente la propria posizione debitoria verso la Pubblica Amministrazione utilizzando diversi servizi online. Con l’utilizzo del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), infatti, i cittadini possono accedere a numerosi portali della PA, come l’Agenzia delle Entrate-Riscossione o i siti dei singoli enti locali, per consultare in tempo reale le proprie pendenze e ricevere notifiche digitali relative a scadenze, solleciti di pagamento o aggiornamenti sulla propria situazione fiscale. Il sistema di notifiche digitali consente inoltre di ricevere avvisi in modo tempestivo, evitando così sanzioni per eventuali dimenticanze.
FAQ
Prescrizione dei debiti verso la P.A.: dopo quanto tempo si estinguono?
I debiti verso la Pubblica Amministrazione si estinguono generalmente dopo dieci anni dalla data in cui il debito è divenuto esigibile, salvo eccezioni legate alla natura del debito stesso o a specifiche disposizioni legali. Ad esempio, per i tributi, il termine di prescrizione può variare.
Come regolarizzare la propria posizione?
Se si ha un debito verso la Pubblica Amministrazione, è possibile regolarizzare la propria posizione effettuando il pagamento dell’importo dovuto, oppure richiedendo una rateizzazione. In caso di difficoltà economica, è possibile invocare misure di sostegno previste dalla legge, come il piano di dilazione. È sempre consigliato verificare direttamente con l’ente creditore o con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per concordare il miglior piano di pagamento possibile. Se il debito è contestato, bisogna avviare un procedimento di reclamo o ricorso.
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