Pensione di reversibilità: è possibile il pignoramento?

Pensione di reversibilità: è possibile il pignoramento?

La pensione di reversibilità spetta ai familiari superstiti qualora ricorrano determinate condizioni. Se quest’ultimi contraggono dei debiti che, nonostante i solleciti dei creditori, non vengono adempiuti, la pensione di reversibilità può essere pignorata? Vediamo cosa stabilisce la legge.

Che cosa è la pensione di reversibilità

I parenti superstiti di un assicurato o pensionato iscritto in una delle gestioni dell’INPS, al decesso di quest’ultimo, hanno diritto alla pensione se ricorrono determinate condizioni:

  • il dante causa era titolare di pensione diretta oppure, avendone diritto, ne avena in corso la liquidazione. In questo, i familiari superstiti avranno diritto alla pensione di reversibilità;
  • il lavoratore deceduto aveva maturato 15 anni di assicurazione e di contribuzione (oppure 780 contributi settimanali) ovvero cinque anni di assicurazione e contribuzione (oppure 260 contributi settimanali), di cui almeno tre anni (oppure 156 contributi settimanali) nel quinquennio precedente la data del decesso. I familiari superstiti diventeranno titolari dalla pensione indiretta (art. 13 R.D.L. 636/39).

Chi ha diritto alla pensione di reversitbilità

I superstiti che hanno diritto alla pensione di reversibilità sono:

  • il coniuge, anche separato legalmente o divorziato titolare dell’assegno periodico divorzile. Il coniuge che contrae nuovo matrimonio non ha più diritto alla pensione di reversibilità, ma gli spetta, una sola volta, un assegno pari a due annualità (art. 3, d.lgs. n. 39/ 1945) della quota di pensione, compresa la tredicesima mensilità, nella misura dovuta alla data delle nuove nozze. Se il pensionato defunto, invece, aveva contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote da assegnare al coniuge superstite e a quello divorziato vengono stabilite dal Tribunale.
  • il componente superstite dell’unione civile (Legge 76/2016, nello specifico a partire dal 5 giugno 2016).
  • i figli ed equiparati che non hanno superano i 18 anni alla data della morte del pensionato oppure, a prescindere dall’età, sono stati riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di quest’ultimo. Inoltre, per i figli ed equiparati studenti che non prestano lavoro retribuito e a carico del genitore defunto al momento della morte, il limite di età è aumentato a 21 anni in caso di frequenza di scuola media o professionale e 26 anni in caso di frequenza dell’università.
  • i genitori del pensionato che, al momento della morte di quest’ultimo, hanno compiuto 65 anni, non sono titolari di pensione e risultano a carico del pensionato deceduto. Tale diritto sussiste in assenza del coniuge, dei figli ed equiparati oppure se questi, pur esistendo, non hanno diritto alla pensione ai superstiti.
  • i fratelli celibi e sorelle nubili del pensionato che, al momento della morte di quest’ultimo, sono inabili al lavoro, non sono titolari di pensione e a carico del lavoratore deceduto. Anche in tal caso, il diritto a questa forma di trattamento pensionistico è riconosciuto in assenza del coniuge, dei figli o del genitore o se, pur esistendo, essi non hanno diritto a questa pensione.

La pensione reversibilità decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del pensionato. L’ammontare corrisponde ad una quota percentuale della pensione già liquidata. Per approfondire vi invitiamo a visionare il sito web dell’INPS.

Quando si può pignorare la pensione

Prima intraprendere una azione legale di recupero crediti è importante valutare la solvibilità del debitore. Il creditore che decide, ad esempio, di pignorare la pensione del proprio debitore, deve assicurarsi quindi che lo stesso sia effettivamente titolare di una pensione.

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Il rintraccio pensione INPS rappresenta un ottimo strumento proprio per verificare la posizione pensionistica di un soggetto presso un ente pensionistico.

Il legislatore, con il D.L. 83/2015, ha rivisto la normativa sul pignoramento presso terzi, compreso il pignoramento della pensione. In particolare, è stato modificato art. 545 c.p.c., stabilendo che le somme dovute a titolo di pensione non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà.

La parte eccedente questo ammontare è pignorabile presso l’INPS per crediti alimentari nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato oppure, se la pensione non è ancora stata erogata sul conto corrente, nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito.

Leggi anche >> Limite pignoramento pensione 2020: come funziona?

Il pignoramento di una pensione già accreditata su conto bancario o postale intestato al debitore può avvenire, invece, secondo i seguenti limiti:

  • se l’accredito è avvenuto in data anteriore al pignoramento, le somme pignorabili sono quelle eccedenti al triplo dell’assegno sociale;
  • quando, invece, l’accredito è stato eseguito alla data del pignoramento o successivamente, le somme sono pignorabili nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma dell’art. 545 c.p.c., nonché dalle speciali disposizioni di legge.

È possibile il pignoramento della pensione di reversibilità

Anche la pensione di reversibilità è pignorabile. Sempre l’art. 545 c.p.c. stabilisce i crediti che non sono pignorabili e tra questi non viene citata la pensione di reversibilità.

Viene posto il divieto solo per:

  • i crediti alimentari, tranne che per cause di alimenti, e sempre con l’autorizzazione del presidente del tribunale o di un giudice da lui delegato e per la parte dal medesimo determinata mediante decreto.
  • o crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.

La pensione di reversibilità può essere, quindi, pignorata con le stesse modalità previste per la pensione diretta, come analizzato in precedenza.

Quando diventa impignorabile la pensione di reversibilità?

Ipotizziamo che Tizio percepisca una pensione e che questa, secondo i limiti previsti dalla legge, venga pignorata da un suo creditore.

Tizio viene a mancare e la moglie, in qualità familiare superstite, diviene titolare della pensione di reversibilità del marito. A quest’ultima è riconosciuta la possibilità di rinunciare all’eredità (art. 519 c.c.), affinché non gli venga pignorata la pensione di reversibilità dai creditori del marito deceduto.

In questo modo potrà comunque percepire tale pensione, eliminando, però, a seguito della rinuncia, i debiti del de cuius. La pensione di reversibilità non ha natura successoria ed è, quindi, spettante anche in caso di rinunzia all’eredità (Corte Costituzionale, con Sentenza n° 286/1987).

 

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Ho conseguito la laurea in Economia e Gestione Aziendale e da cinque anni mi occupo di digital marketing. Sono responsabile del blog SmartFocus e gestisco i canali social di VisureItalia® curando i rapporti con la community dei lettori. Ogni giorno mi informo su nuove normative in campo fiscale, tributario o economico e mi piace condividere le mie conoscenze con i nostri lettori.

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