Atto di divisione ereditaria: qual è la tassazione corretta?

Atto di divisione ereditaria: qual è la tassazione corretta?

La divisione ereditaria è l’atto con cui avviene lo scioglimento della comunione. Qual è la corretta tassazione da applicare ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale? Analizziamo quanto ha risposto dell’Agenzia delle Entrate nell’istanza di interpello n. 30 del 6/02/2020.

Come funziona la divisione ereditaria

La comunione ereditaria si costituisce quando più chiamati accettano l’eredità. Le limitazioni da essa imposte vengono a meno con la divisione dei beni ereditari, in quanto all’erede viene attribuita la titolarità esclusiva su una parte dei beni o diritti pervenuti per successione.

Il Codice Civile, all’articolo 713, riconosce il diritto dei coeredi di domandare la divisione ereditaria. Questa determina lo scioglimento della comunione e, quindi, il frazionamento dei beni che la costituiscono in base alle quote spettanti a ciascuno degli eredi.

La divisione ereditaria si distingue in:

  • amichevole, quando è attuata attraverso un accordo tra tutti i chiamati all’eredità;
  • giudiziale, se viene richiesta la direzione dell’autorità giudiziaria in quanto non è stata raggiunta l’unanimità dei consensi tra i coeredi (artt. 784 – 791 c.p.c.);
  • testamentaria, nel caso in cui venga effettuata direttamente dal testatore attraverso la divisione dei suoi beni tra gli eredi (art. 734 c.c.).

Qual è la tassazione sull’atto di divisione ereditaria

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta all’istanza di interpello n.30 del 6 febbraio 2020, si è espressa in merito ad un quesito riguardate proprio l’atto di divisione ereditaria e, in particolare, la sua tassazione ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale.

Vediamo il quesito posto dal Notaio interpellante e la risposta dell’Agenzia delle Entrate.

IL QUESITO

Il quesito viene esposto da un Notaio incaricato della stipula di un atto di divisione ereditaria. Viene premesso che i signori X, Y e Z sono proprietari per la quota di 1/3 ciascuno di un immobile abitativo con pertinenza e di un terreno agricolo, lasciati in eredità dalla signora W.

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X, Y e Z intendono procedere alla divisione dei beni ereditati, come di seguito riportato:

  • Z, prima figlia di W, piena proprietà del terreno;
  • Y, seconda figlia di W, diritto di nuda proprietà dell’immobile abitativo e della relativa pertinenza;
  • X, marito di W, diritto di usufrutto vitalizio dello stesso immobile abitativo e della relativa pertinenza.

Viene precisato, inoltre, che la sopraccitata abitazione rappresenta la residenza principale di X e Y, e che la divisione avverrebbe senza conguagli, in quanto i beni o diritti immobiliari verrebbero assegnati per un valore pari alle quote spettanti di diritto ai coeredi.

Con tale istanza, il Notaio chiede di conoscere quale sia “la corretta tassazione, ai fini della applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, in ordine al suddetto atto di divisione, in cui ad un condividente titolare di quota di proprietà venga assegnato un diritto reale di godimento (nella specie, un usufrutto)“.

LA RISPOSTA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

La divisione ereditaria è disciplinata, ai fini fiscali, dall’art. 34 del TUR, il quale dispone che:

1. La divisione, con la quale ad un condividente sono assegnati beni per
un valore complessivo eccedente quello a lui spettante sulla massa comune, è considerata vendita limitatamente alla parte eccedente […].
2. I conguagli superiori al cinque per cento del valore della quota di diritto […] sono soggetti all’imposta con l’aliquota stabilita per i trasferimenti mobiliari fino a concorrenza del valore complessivo dei beni mobili e dei crediti compresi nella quota e con l’aliquota stabilita per i trasferimenti immobiliari per l’eccedenza. […]
3. Quando risulta che il valore dei beni assegnati ad uno dei condividenti
determinato a norma dell’art. 52 è superiore a quello dichiarato, la differenza si considera conguaglio.

In base a quanto appena esposto, per una corretta applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, all’atto di divisione ereditaria, è necessario considerare il valore complessivo eccedente la quota ricevuta rispetto al valore della massa comune.

L’Agenzia delle Entrate riporta nella sua risposta anche quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza del 28 marzo 2018, n. 7606:

In tema di imposta di registro, in caso di scioglimento della comunione
ereditaria […] mediante assegnazione dei beni in natura e versamento di conguagli in denaro, ove i coeredi abbiano ricevuto il valore delle rispettive quote, si applica l’aliquota degli atti di divisione e non l’aliquota degli atti traslativi
“.

Se, invece, il valore della quota ricevuta è superiore al valore della sua quota spettante di diritto, l’atto si considera vendita per la parte eccedente e dovranno essere applicate le aliquote degli atti traslativi.

Il parere

Quando il valore dei diritti assegnati corrisponde al valore delle quote di diritto spettanti a ciascun coerede, l’atto di divisione deve essere registrato con l’applicazione dell’aliquota proporzionale dell’1%, prevista per gli atti aventi natura dichiarativa, come stabilito dall’art. 3 della Tariffa, Parte I, allegata al TUR (Circolare del 29 maggio 2013, n. 18/E, par. 2.2.1).

Per quanto riguarda, invece, le imposte ipotecaria e catastale, queste dovranno essere corrisposte nella misura fissa di 200 euro ciascuna (Circolare del 21 febbraio 2014, n. 2/E, par. 1.2).

Fonte: Risposta alle istanze di interpello e consulenza giuridica n. 30 del 6/02/2020 – Agenzia delle Entrate

 

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Ho conseguito la laurea in Economia e Gestione Aziendale e da cinque anni mi occupo di digital marketing. Sono responsabile del blog SmartFocus e gestisco i canali social di VisureItalia® curando i rapporti con la community dei lettori. Ogni giorno mi informo su nuove normative in campo fiscale, tributario o economico e mi piace condividere le mie conoscenze con i nostri lettori.

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