Pignoramento di stipendio e pensione: limiti e salvaguardie

Pignoramento di stipendio e pensione: limiti e salvaguardie

Il pignoramento presso terzi è stato riformato in seguito alla costituzione della Agenzia delle Entrate Riscossione che è subentrata ad Equitalia. Dal 1 luglio 2017 sono quindi stati modificati i limiti nel 2018 per il  pignoramento di stipendio e pensione presso il datore di lavoro. Soffermiamoci proprio su questa tipologia per analizzare i limiti e le salvaguardie per i dipendenti.

pignoramento di stipendio e pensione

Pignoramento di stipendio e pensione

La procedura del pignoramento di stipendio e pensione rientra nell’ambito dei pignoramenti presso terzi. Si tratta di quei pignoramenti che non aggrediscono beni che si trovano nella disponibilità del debitore, bensì in quella di terzi. Nei confronti di quest’ultimi il debitore stesso vanta infatti dei crediti.

Un esempio pratico può aiutare a comprendere meglio il problema. Tizio è debitore di una somma di denaro verso Caio. Il creditore Caio, per soddisfare il proprio credito, può rivalersi sui beni di Mevio, soggetto terzo a sua volta debitore di Tizio. Chi può essere Mevio? Il datore di lavoro o un ente pensionistico di Tizio. Lo stipendio o la pensione non sono altro che un credito che il lavoratore vanta nei confronti del datore di lavoro.

Procedura per il pignoramento di stipendio e pensione

Il creditore può notificare il pignoramento presso il datore di lavoro o l’ente pensionistico. Naturalmente, prima è indispensabile verificare se il debitore percepisca effettivamente una busta paga o sia titolare di una pensione. Come? Attraverso un rintraccio posto di lavoro il creditore può ottenere informazioni sull’attuale occupazione lavorativa del debitore, se questi ha residenza fiscale in Italia. Il servizio fornisce non solo i dati del datore di lavoro (denominazione, sede legale, riferimenti di contatto) ma anche la tipologia di contratto, la decorrenza, l’inquadramento aziendale e la qualifica professionale. Nel caso in cui il debitore sia titolare di una pensione viene indicata la denominazione esatta dell’ente pensionistico e la sede competente.

È possibile, inoltre, verificare anche la redditualità del debitore per conoscere la sua capacità di restituire un debito nel tempo. Con il rintraccio posto di lavoro e reddito viene infatti accertata anche la retribuzione mensile. In questo modo il creditore sarà in grado di verificare la capacità reddituale del debitore per procedere poi all’aggressione dello stipendio o della pensione per ottenere la somma a suo credito.

Notifica, citazione e pignoramento

Avvenuta la notifica del pignoramento al datore di lavoro e al debitore stesso, il datore di lavoro comunica al creditore se il dipendente è in credito di somme di denaro o meno mediante posta certificata o raccomandata con ricevuta di ritorno. In un secondo momento, sia il debitore che il terzo pignorato devono comparire in un’udienza davanti a un tribunale civile. Nell’atto di pignoramento è infatti contenuta una citazione a comparire in un’udienza. Sarà il Giudice che dovrà verificare se il terzo pignorato, datore di lavoro o ente pensionistico, abbia fornito una  dichiarazione positiva o negativa in merito, rispettivamente, alla esistenza o meno di crediti pignorabili. In caso positivo, si procede con il pignoramento.

Da questo momento in poi, il datore di lavoro o l’ente pensionistico sarà obbligato, per legge, a trattenere 1/5 dello stipendio e versarlo direttamente al creditore finché il debito non sarà completamente saldato. Il creditore non può pignorare più di 1/5 dello stipendio o della pensione. Si tratta di un procedimento valido per qualsiasi tipo di stipendio o pensione, a prescindere dall’importo erogato dal datore di lavoro. La regola resta valida anche nel caso in cui il dipendente sia creditore solo del TFR, sul quale comunque viene applicata la regola dell’1/5.

Pignoramento di stipendio e pensione, limiti e salvaguardie

I limiti e le salvaguardie per dipendenti e pensionati al pignoramento presso terzi differiscono a seconda che si riferiscano al pignoramento di stipendio e pensione.

L’articolo 545 del Codice di Procedura Civile stabilisce un limite al pignoramento della pensione. Il limite è dato dalla  misura massima mensile dell’assegno sociale, incrementato della metà. Per il 2018 tale importo è pari a 679,50 euro pari a euro 453 (importo assegno sociale) + 50%. Il pignoramento della pensione può gravare, quindi, solo sulla parte eccedente tale ammontare, peraltro non per l’intero ma nei limiti di 1/5. Ad esempio, qualora l’importo mensile della pensione sia pari a 1250,00 euro, il pignoramento potrà riguardare solo 1/5 della differenza tra 1250,00 ed euro 679,50.

Per il pignoramento dello stipendio non è previsto il minimo vitale, tuttavia può essere aggredito solo nel rispetto di determinati limiti. I lavoratori possono infatti contare sulla limitazione del quinto dell’importo dello stipendio netto. Il pignoramento non potrà estendersi oltre questo valore. È bene precisare che bisogna prendere come riferimento l’importo mensile netto, non la quota lorda. Praticamente, si tratta dell’importo, al netto di trattenute di legge (imposte e contributi), che il debitore percepisce, oltre al netto di eventuali cessioni volontarie o deleghe di pagamento.

Prestiti e cessioni del quinto nel pignoramento di stipendio e pensione

Nel pignoramento di stipendio e pensioni non si prendono in considerazione eventuali prestiti, finanziamenti o cessioni del quinto fatte dal debitore a favore di banche o finanziarie. Per semplificare, se il debitore percepisce uno stipendio di 1300,00 euro ed ha in corso una cessione del quinto di 500 euro, il pignoramento sarà sempre pari ad 1/5 dello stipendio mensile netto, quindi euro 260, nonostante il lavoratore percepisca effettivamente 800 euro. L’importo di euro 500 sarà, quindi, a carico del lavoratore.

Notifica di pignoramento di stipendio e pensione su reddito già pignorato

Si può verificare che vengano notificati più pignoramenti presso terzi al debitore. In questi casi si procede per ordine di notifica in modo che il successivo possa essere soddisfatto solo dopo che il precedente sia stato interamente saldato. Il Giudice infatti assegnerà l’assegnazione delle somme “in accodo”, l’una di seguito alla precedente. Questa norma non vale qualora i pignoramenti abbiamo cause differenti:

  • debiti tra privati (verso un fornitore, un parente, un professionista, ..)
  • tasse, tributi o sanzioni (a favore dello Stato)
  • debiti per alimenti (verso la ex coniuge)

Quindi, se i pignoramenti notificati successivamente hanno cause differenti, è prevista una deroga alla soglia di 1/5 dello stipendio. Il Giudice può, infatti, disporre di superare la soglia del quinto a condizione che sia comunque garantito al debitore un importo mensile non inferiore alla metà dello stipendio o della pensione.

 

Sono un avvocato del Foro di Cagliari, specializzato in materia di diritto civile e, in particolare, in diritto di famiglia e minori, recupero del credito e risarcimento del danno. Da oltre 15 anni metto a disposizione dei Clienti le mie competenze specialistiche e attraverso SmartFocus voglio aiutare persone e le imprese a capire i problemi connessi con il recupero di un credito nei confronti di un debitore.

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6 commenti per "Pignoramento di stipendio e pensione: limiti e salvaguardie"

  • gaetano di gaetano ha detto:

    Buon giorno sono un pensionato ,separato,ho avuto il pignoramento della pensione 1/5 ma non mi hanno decurtato dalla somma percepita il mantenimento che do’ alla mia ex,come mi debbo comportare?
    Poi vorrei sapere se il pignoramento oltre il 1/5 previsto se mi vengono restituiti diciamo i contributi
    (730) viene decurtato il 1/5 di quelle somme spese?
    Grazie

    • Redazione ha detto:

      Buongiorno Gaetano, l’importo del pignoramento viene contabilizzato sulla base del reddito mensile da pensione, indipendentemente dalle spese da Lei sostenute per il mantenimento del coniuge o dei figli. I contributi che le dovessero essere restituiti dalla Agenzia delle Entrate non verranno conteggiati nel pignoramento.

  • Lara ha detto:

    Buongiorno mi hanno pignorato lo stipendio ma l’udienza è stata rinviata al 20 novembre ,ormai sono già tre mesi che mi decurtano 1/5 e il mio contratto finirà ad agosto, quindi prima del assegnazione del credito cosa succede alle somme trattenute e rimaste ancora in azienda? Grazie

    • Redazione ha detto:

      Buongiorno,
      se il pignoramento del quinto è già in corso, significa che è stata già emessa una sentenza esecutiva dal Tribunale. Il creditore può agire nei suoi confronti anche rispetto alle somme depositate in azienda come liquidazione e TFR o con altre modalità di pignoramento di beni mobili o immobili. Cordiali saluti.

  • Roberto ha detto:

    Nel caso avvenga un pignoramento di busta paga il creditore può bloccare tutta la busta se è l’ unica fonte di reddito della famiglia siccome è due mesi che è così come posso fare per avere la parte non pignorata nel frattempo che il giudice ci riceve?

    • Redazione ha detto:

      Buongiorno Roberto, il pignoramento dello stipendio può avvenire nella misura del “quinto”. Qualora concorrano invece più cause tra quelle indicate dall’art. 545 cod. proc. civ., comma 5, il pignoramento può estendersi sino alla metà. La prima udienza dovrebbe già essere stata fissata, le consigliamo pertanto di rivolgersi ad un legale affinché possa contattare il giudice nominato o l’avvocato del creditore per tentare di anticipare la data della prima udienza in cui il giudice disporrà l’assegnazione delle somme e lo svincolo delle restanti non dovute. Cordiali saluti.

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