Legge di Bilancio 2019: in arrivo la cedolare secca sui negozi?

Legge di Bilancio 2019: in arrivo la cedolare secca sui negozi?

La cedolare secca sui negozi è una delle principali novità riguardanti il settore immobiliare che potrebbe essere inclusa con la Legge di Bilancio 2019. Potrebbe, infatti, concretizzarsi l’ipotesi di estendere il regime agevolato della cedolare secca agli affitti dei locali commerciali, ovvero i negozi.

Che cosa è la cedolare secca

La cedolare secca è un regime di tassazione facoltativo utilizzabile da persone fisiche titolari del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento, che locano ad uso abitativo unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 – uffici o studi privati). Come ogni altro contratto di locazione deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate utilizzando l’apposito modello RLI. Sarà possibile procedere anche con la registrazione on line allegando copia del contratto di locazione.

Questo regime permette il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali per la parte derivante dal reddito dell’immobile. Ma non solo, i contratti sotto cedolare secca non sono soggetti al pagamento dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo.

Si assiste quindi a una sostituzione della tassazione ad aliquota variabile Irpef, delle addizionali, delle imposte di registro e di bollo con l’applicazione di un’imposta sostitutiva. È possibile scegliere una tassazione forfettaria con aliquota al 10% o al 21% del canone percepito.

Cosa comporta il contratto di cedolare secca

Spiegandoci meglio, l’imposta sostitutiva si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti. Tuttavia, come riportato sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, è prevista anche un’aliquota ridotta per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate nei comuni:

  • con carenze di disponibilità abitative (art. 1, lett. a) e b) del dl 551/1988). Rientrano in tale categoria i comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia, nonché i comuni confinanti con gli stessi e gli altri comuni capoluogo di provincia;
  • ad alta tensione abitativa (individuati dal Cipe).

L’aliquota per questa particolare tipologia di contratti era del 15% dal 2013 (Dl 102/2013), per poi essere ridotta al 10% per il quadriennio 2014-2017. Quest’ultima aliquota è stata estesa dal Dl 47/2014 anche ai contratti di locazione stipulati nei comuni per i quali è stato deliberato, nei 5 anni precedenti la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (28 maggio 2014), lo stato di emergenza a seguito del verificarsi di eventi calamitosi.

Infine, con la legge di bilancio 2018 è stata prorogata di altri 2 anni. Per cui fino al 2019 si continuerà ad applicare l’aliquota ridotta al 10% per i contratti a canone concordato.

Optando per la cedolare secca si rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.

Quali sono i vantaggi della cedolare secca sui negozi

Lo Stato e gli stessi proprietari degli immobili potrebbero trarre beneficio dall’introduzione di una cedolare secca sui negozi. I proprietari potrebbero infatti risparmiare sulle imposte dovute e d’altro lato ci sarebbe la concreta possibilità di arginare il fenomeno degli affitti in nero.

Analizzando il “Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva”, allegato alla nota di aggiornamento del Def 2017, emerge infatti che grazie alla cedolare secca sugli affitti abitativi l’evasione tributaria (tax gap) è diminuita del 42% e la propensione all’inadempimento si è ridotta del 40%. In sostanza, se la cedolare secca fosse applicata anche alle locazioni di immobili commerciali, i proprietari potrebbero optare per la tassazione sostitutiva al 21% al posto delle ordinarie aliquote Irpef, che comporterebbe per loro vantaggi immediati.

Tra i sostenitori della tassazione agevolata anche per le locazioni dei negozi c’è Confedilizia, che da anni chiede di equiparare le regole degli affitti di abitazioni a quelle per gli affitti commerciali. Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa ha infatti dichiarato: “La conferma dell’impegno del Governo a prevedere nella manovra il varo della cedolare secca sugli affitti commerciali ci consente di confidare che sia finalmente giunto il momento di quel cambio di passo che il settore immobiliare attende da molti anni. Le cose da fare in questo comparto sono tante e tutte consentirebbero all’economia di ripartire. Iniziare con la cedolare per le locazioni commerciali è la scelta giusta”.

 

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Ho conseguito la laurea in Economia e Gestione Aziendale e da cinque anni mi occupo di digital marketing. Sono responsabile del blog SmartFocus e gestisco i canali social di VisureItalia® curando i rapporti con la community dei lettori. Ogni giorno mi informo su nuove normative in campo fiscale, tributario o economico e mi piace condividere le mie conoscenze con i nostri lettori.

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